IL GIARDINIERE IMPROVVISATO

 

 

 

8 dicembre 2004

 

Potare o non potare?
L’autunno, almeno sino a che non arrivano le gelate, è periodo di trattamenti e potature. Ma non per tutti: nelle regioni più fredde, gli esperti consigliano di aspettare fino a febbraio, quando il clima diventa più mite e le gemme degli arbusti cominciano a riprendere vigore. Facile a dirsi, meno a farsi: passeggiando (o per meglio dire, trascinando sacconi di letame per la preziosa, indispensabile pacciamatura con cui nel corso dell’inverno le piante si scalderanno e nutriranno) fra le rose, sotto un pallido ma tiepido sole, è quasi impossibile resistere alla tentazione di tagliare, anche un po’ troppo vigorosamente, certi rami disordinati, il rosaio un po’ gracile, quello che si è ingrandito troppo soffocando le piante vicine o quello che ha regalato una fioritura deludente nella passata stagione.
Quest’anno ho deciso di non portarmi in tasca le cesoie: nessuna tentazione. Resistenza inutile: le rose, nessuna esclusa, erano tutte già potate! Non per opera di un giardiniere ma, come ho scoperto guardando certi fiocchi cotonosi che adornavano i rami spogli, di un intraprendente gregge di pecore, che ha scorazzato liberamente alla ricerca delle ultime, tenere foglie e dei rami più croccanti e ne ha fatto una scorpacciata. A tutta prima, sconcerto e rabbia: mi sono vista come Calamity Jane, armata di fucile, ad aspettare al varco il nemico. Ma… può davvero una pecora essere il nemico?

 

 

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Potare o non potare?

 

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